L’agricoltura rappresenta un’eccellenza nel panorama delle attività produttive italiane con l’adozione di tecnologie innovative che ne favoriscono l’evoluzione e la valorizzazione delle produzioni di maggior pregio. Il settore comprende oltre 1,1 milioni di imprese, per la maggior parte (93,5%) a gestione familiare o individuale (dato INAIL).
Dall’analisi dei dati statistici presenti negli archivi INAIL, emerge che il numero di infortuni riconosciuti nella “gestione Agricoltura” si attesta a 114.744 nell’ultimo quinquennio, di cui 447 mortali. Circa la metà dei decessi avvenuti in occasione di lavoro è legata alla perdita di controllo di una macchina agricola, con il conseguente ribaltamento del trattore tra le cause più frequenti. I dati più recenti segnalano inoltre un incremento dello 0,4% degli infortuni rispetto al periodo precedente, con 113 casi mortali in più denunciati.
Premesso ciò, si può affermare che l’agricoltura sia tra i settori con il più alto livello di rischio, sia per la frequenza che per la gravità degli infortuni denunciati. Per questo motivo, richiede un’attenzione particolare e un costante coinvolgimento degli Enti e delle Istituzioni preposte alla definizione di misure di prevenzione e protezione per garantire la sicurezza e la salute degli operatori agricoli.
A livello normativo, il D.Lgs. 81/08 stabilisce le misure di tutela per i lavoratori agricoli, imponendo ai Datori di Lavoro l’adozione di misure preventive e l’uso dei DPI. L’art. 21 del Testo Unico estende a lavoratori autonomi, inclusi coltivatori diretti e soci di società agricole, obblighi come l’uso di attrezzature sicure e DPI. Successivamente, il Decreto Interministeriale 30/11/2012 ha reso obbligatoria la redazione del DVR per tutte le aziende, comprese quelle con meno di 10 lavoratori, estendendo l’obbligo agli imprenditori agricoli che impiegano lavoratori stagionali o occasionali. Il Decreto Interministeriale 27/03/2013 ha infine introdotto semplificazioni in materia di informazione, formazione e Sorveglianza Sanitaria per le aziende con lavoratori stagionali che lavorano meno di 50 giorni all’anno.
Le misure stabilite dal Testo Unico (Decreto Legislativo 81/08) e dai decreti successivi, trovano applicazione nelle circolari ministeriali e nelle linee guida regionali, che forniscono indicazioni operative per l’attuazione delle normative europee a livello territoriale e dettagliano le strategie di prevenzione per i principali rischi del settore.
Tra questi, particolare attenzione è rivolta a:il rischio da Movimentazione Manuale dei Carichi (MMC);
- i pericoli connessi all’uso dei mezzi agricoli, con particolare riferimento al ribaltamento dei trattori;
- l’esposizione a sostanze pericolose e agenti biologici;
- il rischio derivante dalla presenza di linee elettriche aeree;
- l’esposizione al rumore, con i conseguenti danni alla salute.
Per quanto riguarda il rischio da movimentazione manuale dei carichi (MMC) nel settore agricolo, è risaputo che molte operazioni richiedono attività di sollevamento, trasporto, traino o spinta di pesi spesso considerevoli. Questo tipo di sforzo può provocare lesioni alla colonna vertebrale e disturbi muscolo-scheletrici, incidendo sulla salute e sicurezza dei lavoratori. Per ridurre tali rischi, è fondamentale adottare misure che regolino e limitino gli sforzi fisici, in primo luogo l’utilizzo di strumenti di sollevamento automatici per alleggerire il carico fisico sugli operatori, affiancando strategie organizzative come la Sorveglianza Sanitaria per monitorare e prevenire eventuali patologie.
In merito ai pericoli connessi all’uso dei mezzi agricoli è fondamentale, oltre al rispetto imprescindibile delle normative sulla conformità dei macchinari, adottare protocolli di manutenzione rigorosi, garantire i controlli periodici previsti dalla normativa vigente e nel manuale d’uso e manutenzione e definire procedure d’uso adeguate, che siano applicabili e supportate da un’efficace formazione, diffusione e supervisione. Numerosi incidenti sono spesso riconducibili a un utilizzo improprio di macchine e attrezzature, situazioni che potrebbero essere evitate attraverso procedure ben strutturate, ma soprattutto condivise con gli operatori e applicate in modo rigoroso.
Un ulteriore aspetto da non sottovalutare è il rischio derivante dall’esposizione a sostanze pericolose, in particolare ai prodotti fitosanitari (fitofarmaci). Questi ultimi comprendono sostanze o miscele utilizzate per prevenire, eliminare o controllare parassiti che possono compromettere la produzione, la lavorazione e la conservazione di alimenti, materie prime agricole e legname. L’impiego di prodotti chimici in agricoltura deve essere regolamentato attraverso procedure interne che garantiscano una corretta valutazione del rischio, modalità sicure di stoccaggio, utilizzo e smaltimento. Per ridurre i pericoli legati a questa esposizione, oltre alla verifica di un utilizzo appropriato dei DPI necessari, è obbligatorio attuare specifici protocolli di Sorveglianza Sanitaria e prevedere un’adeguata formazione degli operatori.
Strettamente legato a questo discorso esistono diverse situazioni lavorative che potenzialmente possono esporre al rischio biologico di contrarre malattie infettive come le zoonosi, ovvero quelle trasmesse dagli animali all’uomo: le operazioni di pulizia dei ricoveri, quelle di mungitura, la tolettatura degli animali, la manipolazione di escrementi o il contatto indiretto con insetti e parassiti rappresentano infatti un rischio significativo per i lavoratori. Anche per tale rischio è necessario verificare che i lavoratori utilizzino in modo appropriato i DPI obbligatori in relazione ai possibili contatti con le sostanze indicate.
Come riportato all’interno dell’elenco del presente articolo, è fondamentale non sottovalutare alcuni rischi che, pur avendo un impatto epidemiologico meno rilevante, sono comunque di grande importanza dal punto di vista operativo. Un esempio sono le attività che comportano l’uso di attrezzature che generano livelli di rumore elevati, solitamente periodiche e discontinue. In questi casi, gli operatori devono essere adeguatamente protetti attraverso l’uso di (DPI) specifici (otoprotettori).
Infine, è fondamentale che la valutazione dei rischi consideri anche la possibilità di incidenti legati alla presenza di linee elettriche aeree, che devono essere adeguatamente segnalate e identificate per evitare interferenze pericolose e potenzialmente letali (rischio elettrocuzione).
Se da un lato gli sforzi normativi per proteggere un settore ad alto rischio sono evidenti, dall’altro i risultati ottenuti finora non sembrano riflettere in modo proporzionale l’impegno profuso. Un aspetto significativo, oltre ad una evidente carenza nel somministrare la formazione obbligatoria, è l’impatto negativo del lavoro sommerso nel settore agricolo, così come la mancata denuncia di numerosi infortuni e incidenti. Questi fattori rappresentano un problema serio, con ripercussioni su diversi ambiti dell’attività produttiva, inclusa la sicurezza dei lavoratori.
In conclusione, l’agricoltura italiana, che rappresenta un settore di eccellenza e innovazione, è necessario che ponga maggiore attenzione alle sfide significative in termini di sicurezza sul lavoro. L’elevato numero di infortuni, molti dei quali mortali, sottolinea la necessità di un impegno costante e coordinato da parte di istituzioni, aziende e lavoratori. L’applicazione rigorosa delle normative esistenti, l’adozione di tecnologie sicure e la promozione di una cultura della prevenzione sono essenziali per ridurre i rischi e proteggere la salute degli operatori agricoli. La lotta al lavoro sommerso e la garanzia di una corretta denuncia degli infortuni rappresentano ulteriori passi fondamentali per migliorare la sicurezza nel settore.
Solo attraverso un approccio integrato e una collaborazione sinergica tra tutti gli attori coinvolti sarà possibile garantire condizioni di lavoro più sicure ed efficienti, preservando al contempo la vitalità e l’eccellenza dell’agricoltura italiana.